Il discorso di J.F. Kennedy a Berlino

Nato a Boston nel 1917, John Fitzgerald Kennedy iniziò la sua carriera politica al termine della Seconda Guerra Mondiale.

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Kennedy chiamava tutti i suoi cittadini all’affermazione piena della democrazia.

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J.F. Kennedy ottenne un larghissimo consenso popolare, soprattutto fra le minoranze. Neri, Ebrei, Cattolici, credevano fortemente nel suo impegno in campo sociale.  Kennedy propose riforme per l’integrazione razziale e per il raggiungimento di una reale uguaglianza di diritti tra tutti i cittadini. Anche intellettuali, donne e giovani erano ispirati dai suoi progetti per rilanciare il progresso economico. Oltre i confini americani, Kennedy fece da guida a tutti i popoli in cerca di pace, libertà e benessere. Il 22 novembre 1963, Kennedy venne ucciso da Lee Harvey Oswald, mentre sfilava con sua moglie in una vettura scoperta, nelle vie di Dallas.

Kennedy aveva 46 anni e il suo omicidio è legato ad un complotto ancora oggi oscuro.

Il discorso di Kennedy a Berlino.

Pochi mesi prima di essere ucciso, esattamente il 26 giugno 1963, Kennedy si recò a Berlino in visita ufficiale. Il suo discorso più famoso lo fece davanti ad una folla di sostenitori, riuniti a pochi passi dal muro che divideva la città.

Le parole di Kennedy a Berlino

Duemila anni fa, il vanto più grande era questo: “Civis romanus sum”, “Io sono un cittadino romano”.

Oggi, nel mondo della libertà, il vanto più grande è poter dire: “Ich bin ein Berliner”, “Io sono un Berlinese”.

C’è tanta gente al mondo che realmente non comprende, o dice di non comprendere, quali sono i problemi che dividono il mondo libero dal mondo comunista.

Vengano a Berlino.

Ci sono alcuni che dicono che il comunismo rappresenta l’ondata del futuro.

Che vengano a Berlino.

Poi ci sono altri che dicono, in Europa e altrove, che si potrebbe lavorare con i comunisti.

Vengano anche questi a Berlino.

E ci sono persino alcuni che dicono che, si è vero che il comunismo è un cattivo sistema, ma che esso consente di realizzare il progresso economico.

Lass sie nach Berlin kommen. Lasciate che vengano a Berlino.

La libertà a molte difficoltà, e la democrazia non è perfetta.

Ma noi non abbiamo mai dovuto erigere un muro per chiudervi dentro la nostra gente e impedire loro di lasciarci!

Voi vivete in un’isola fortificata  della libertà, ma la vostra vita è parte della vita del mondo libero.

Vorrei quindi chiedervi, concludendo, di levare il vostro sguardo al di là dei pericoli di oggi e verso la speranza di domani.

Al di là della semplice libertà di questa città di Berlino o della vostra patria tedesca e verso il progresso della libertà ovunque!

Al di là del muro e verso il giorno della pace con giustizia.

Al di là di voi stessi e di noi, verso l’umanità tutta.

La libertà è indivisibile, e quando un uomo è in schiavitù, nessun altro uomo è libero!

Quando tutti saranno liberi, allora potremo guardare al giorno in cui questa città sarà riunita, e così questo paese e questo grande continente, in un mondo pacifico e ricco di speranza.

Quando questo giorno infine verrà, e verrà, la popolazione di Berlino Ovest potrà avere motivo di soddisfazione per il fatto di essersi trovata sulla linea del fronte per quasi due decenni.

Tutti gli uomini liberi, ovunque si trovino, sono cittadini di Berlino.

Come uomo libero, quindi, sono onorato di dire: ICH BIN EIN BERLINER.

Qualche mese dopo.

J.F. Kennedy venne assassinato, mentre salutava la folla di Dallas, in Texas, dalla sua Limousine. Era il 22 novembre 1963. Ucciso dai colpi di Lee Harvey Oswald ufficialmente, ma con grandi dubbi ancora oggi senza risposte. Purtroppo è molto lungo l’elenco di chi poteva odiarlo al punto da cospirare la sua morte. I texani lo odiavano per le sue politiche filocomuniste. I militari detestavano il suo pacifismo ed i suoi atteggiamenti non bellicosi verso il Vietnam. Tutta la destra gli era fortemente in opposizione. La tesi del complotto rimane ancora oggi un mistero. Queste le note scritte quel giorno da un corrispondente della BBC. Sulla limousine era seduta al suo fianco la moglie Jackie, rimasta illesa. L’abito che Jackie indossava il giorno dell’omicidio fu sequestrato dagli investigatori. Ancora oggi quell’abito è conservato, sporco di sangue, nell’archivio nazionale.

 

 

 

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